Quel debito non s’ha da fare

Ieri il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha dichiarato di essere pronto a preparare un decreto che autorizza il pagamento dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni verso le imprese private. Una direttiva europea che sta per entrare in vigore impone di saldare i debiti della Pa entro trenta giorni. Bruxelles consentirà all’Italia di attuare un piano biennale per smaltire tali debiti, stimati in 71 miliardi di euro, senza che essi rientrino nel computo deficit per l’anno in corso, in quanto formati in anni precedenti. Secondo Confindustria, lo sblocco di 48 miliardi di crediti creerebbe 250 mila posti di lavoro.
22 AGO 20
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Ieri il ministro dell’Economia, Vittorio Grilli, ha dichiarato di essere pronto a preparare un decreto che autorizza il pagamento dei debiti pregressi delle pubbliche amministrazioni verso le imprese private. Una direttiva europea che sta per entrare in vigore impone di saldare i debiti della Pa entro trenta giorni. Bruxelles consentirà all’Italia di attuare un piano biennale per smaltire tali debiti, stimati in 71 miliardi di euro, senza che essi rientrino nel computo deficit per l’anno in corso, in quanto formati in anni precedenti. Secondo Confindustria, lo sblocco di 48 miliardi di crediti creerebbe 250 mila posti di lavoro. Rimane però il problema del finanziamento di tale piano: finora si è seguita la via dello sconto delle fatture presso le banche, sulla base di certificazione del debito da parte delle rispettive Pa. L’operazione ha dato scarsi frutti perché le certificazioni sono redatte in modo ambiguo, per evitare di dar luogo a crediti certi, liquidi ed esigibili, secondo la definizione che li avrebbe fatti rientrare nelle spese del bilancio corrente e quindi nel deficit del 2013. Dopo la nuova formulazione europea, tale pericolo non dovrebbe più sussistere, sicché lo sconto bancario potrebbe essere facilitato.
D’altra parte, dati i vincoli del Patto di stabilità interno all’emissione di debito pubblico delle regioni e degli enti locali, cui si riferiscono almeno 50 dei 70 miliardi in questione, questi governi non possono risolvere i problemi della liquidità richiesta per queste operazioni se non tramite lo sconto bancario delle fatture. In questo modo, il Tesoro potrebbe attuare il piano di smaltimento, con un minimo di ricorso al debito pubblico da emettere sul mercato. Tuttavia, vi è il fondato pericolo che – senza un negoziato al riguardo – questo credito bancario, dunque privato, possa essere incluso nel debito pubblico, in quanto garantito dai governi debitori. Il rapporto debito/pil in tale modo potrebbe salire oltre il 130 per cento (oggi è al 127). La Commissione europea sembra autorizzi l’Italia a superare questo livello. Ma ciò non basta per tranquillizzare i mercati, occorre che queste garanzie non siano incluse nel nostro rapporto debito/pil, in quanto si riferiscono a un credito bancario e non rientrano, dunque, nei titoli di debito pubblico che si scambiano sul mercato. Sforare tale livello aggraverebbe il fardello del debito italiano, senza che sia necessario.